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E-mail non sollecitate
Email marketing o spamming
E' sempre vero che chi invia una email non sollecitata fa spamming? Nella maggior parte dei casi sì. La soluzione sembrerebbe essere quella di acquistare liste opt in. Ma non sempre chi dà il proprio assenso a ricevere email pubblicitarie è l'utente giusto. E allora?
Molti giustamente sono preoccupati nell'inviare e-mail non sollecitate per timore di conseguenze spiacevoli. In effetti la legge parla chiaro. Se intendo inviare una mia offerta commerciale devo avere il consenso di chi la riceverà altrimenti rischio, oltre a delle sanzioni, anche di diffondere un'immagine negativa della mia azienda. Eppure, come ogni legge, è necessario saperla interpretare soprattutto se entriamo nell'area del business to business. Se vendo mozzarelle di bufala a prezzi convenienti è sicuramente spamming se invio la mia offerta in modo indiscriminato ad aziende o peggio ad utenti privati senza avere il loro consenso. Cosa succede se invece trovo sul web dei ristoranti che ne fanno uso e prelevo la loro e-mail per inviargli la mia offerta? E' e-mail marketing o spamming? Probabilmente la maggior parte di coloro che ricevono l'e-mail, se non tutti, sarà lieta di prendere in considerazione l'offerta per confrontarla con la concorrenza. Ma se qualcuno si lamenta e mi denuncia per spamming? Anche se il buon senso mi porta a pensare che il rischio è inesistente: cosa dovrei fare per avere la tranquillità assoluta. Telefono, cerco il titolare, spiego il motivo della telefonata e chiedo il consenso. A quel punto l'invio della mia e-mail è superfluo e una delle funzioni più importanti di internet viene a mancare. Potrei sì, ricorrere a liste opt in ma siamo certi che quelli che desidererebbero ricevere la mia offerta sono iscritti a delle liste? Molto improbabile. Allora devo rinunciare? Certo questa è un'interpretazione della legge che ne danno alcuni (pochi per fortuna) ma il punto è questo: hanno torto o ragione. Secondo noi hanno torto perché una legge va interpretata con il buon senso. Un fatto è ricevere e-mail indesiderate e fastidiosamente ripetitive che non hanno nulla a che vedere con la mia attività, un fatto è ricevere una e-mail cortese e pertinente nella quale, se non sono interessato, posso trovare il link per rimuovermi con facilità dalla lista. Di fatto chi è stato finora condannato è lo spammer vero e proprio e non chi usa indirizzi pubblici (corrispondenti al relativo sito) e profilati per fare la sua promozione. Il problema dello spamming non è costituito dall'azienda che invia le sue e-mail con discrezione ad un target interessato alla sua proposta ma da chi invia e-mail in modo indiscriminato non curandosi assolutamente del fastidio che arreca. Che la legge possa eliminare il vero spammer è improbabile, che possa invece circoscrivere il fenomeno non abbiamo alcun dubbio. L'eliminazione, semmai, sarà la conseguenza della maturità degli utenti internet. Quando fare spamming non sarà più conveniente il fenomeno si esaurirà spontaneamente. L'errore oggi sarebbe quello di fare di tutta un'erba un fascio e impedire ad aziende serie di fare promozioni mirate e in alcuni casi utili per chi le riceve.
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